Siviglia: birra, sole e tapas

Questo è il resoconto del mio recente, ma breve viaggio a Siviglia, già in parte documentato con alcune foto su Flickr. Con un volo di prima mattina Ryanair da Bergamo io e una coppia di amici, in libertà dai figli, partiamo per questa breve vacanza nel capoluogo dell’Andalusia, non una tipica destinazione dei ponti di primavera almeno per noi italiani, dal momento che non è cosi facilmente raggiungibile come Madrid e Barcellona. Tre giorni pieni dal 23 al 26 aprile e ci becchiamo un clima molto caldo sui 30° di media, decisamente insolito per quel periodo: un’anteprima d’estate. Forse i colori sono il ricordo di questa vacanza, l’azzurro del cielo e il bianco delle case.

Per il pernottamento c’è ospitalità per tutte le esigenze: abbiamo scelto la formula dell’hostal che ci permette di rimanere nel centro storico senza spendere cifre enormi. vestirsi alla sivigliana Del resto so adeguarmi abbastanza nelle sistemazioni in vacanza e i requisiti di minima sono un ambiente pulito e una camera tranquilla, poi la presenza del bagno o una condivisione nel corridoio non è cosi importante. Possono essere consultati tranquillamente i soliti siti di prenotazione online Venere o Booking, anche se poi visto che mi sono ridotto all’ultimo ho prenotato tramite hostelworld. Gli hostal possono essere assimilati a qualcosa tipo i nostri ostelli o pensioncine a una-due stelle. Quelli dove abbiamo alloggiati li ho indicati sulla mappa e non possiamo lamentarci.

Dopo una prima colazione a base di enormi croissant tagliati a metà, spalmati di burro e scaldati sulla piastra ci dirigiamo verso il Barrio di Santa Cruz, passando per la Cattedrale, terza chiesa al mondo come estensione, che siamo riusciti a visitare gratuitamente durante la funzione, e la torre annessa Giralda, dalla quale dieci anni prima sono dovuto scendere abbastanza frettolosamente per una congestione improvvisa alla ricerca di un bagno, complice una coca troppo gelata. Camminando per le vie strette di queste case bianche colpiscono le icone di madonne presenti su quasi tutte le pareti dipinte su ceramica. E poi gli ingressi delle abitazioni: dietro i cancelli si intravedono i patii ingombri di piante e di verde, mentre i portoni sono sempre incorniciati da disegni sempre diversi composti da azulejos. E frequenti i negozi di costumi e scarpe per il flamenco. Rosso Siviglia E può capitare di imbatterti in gruppi di donne che agitando un rametto di rosmarino, vogliono fermarti per leggerti la mano: ovviamente me lo sono fatto fare e divertito mi sono fatto predire quello che ogni turista che si rispetti vuole sentirsi dire. Le linee delle mie mani hanno scritto una vita con una donna muy guapa e molti figli. Peccato che io non sia un turista che si rispetti e che forse le mie linee dichiarino il falso.

In ogni chiesa le statue colpiscono per le loro espressioni: madonne dal viso accorato, sontuosamente bardate, con il capo infilzato da strali celesti e ingioiellate fino all’inverosimile, i cristi invece sono sempre grondanti di sangue, hanno visi terrei con gli occhi ancora pieni della passione. Colpisce in particolare la madonna della Macarena, sul cui volto così bello e umano, solcato da lacrime in rilievo, si legge tutto la sofferenza di una madre.

A Siviglia poi è bello concedersi tutto quanto può ambire un turista, per cui non ci siamo fatti mancare niente.
E quindi vai con il giro sul battello lungo il fiume Guadalquivir, ammirando i numerosi ponti che l’attraversano dal quale si evince un’attenzione verso un’ idea di architettura che non teme l’innovazione pur in un contesto pieno di storia e tradizioni. E questa è l’ennesimo aspetto che mi conferma che la Spagna abbia ormai una marcia rispetto l’Italia.

E il percorso in carrozza con i cavalli, partendo da Plaza de España, lungo il parque de Maria Luisa, fino ad arrivare al centro.
E poi lo spettacolo di flamenco alla casa della memoria, dove sembra che la donna pur non rinunciando alla sua femminilità ribadisce con forza il suo essere madre, moglie e amante senza subalternità all’uomo.
E come tutti i turisti che si rispettino non abbiano rinunciato ai piaceri della tavola con questo programma: a pranzo propensi per un’insalatina e la sera a farci qualche tapas nei localini del Barrio. Finchè volendo soddisfare la sete sul finire del pomeriggio con una cerveza fresca, e attratti da una folta schiera di gente assiepata sui tavolinetti appena fuori dal locale siamo entrati nella Bodega di Santa Cruz luogo che ci ha fatto deviare da tutti i nostri propositi salutistici. Sulle lavagne il menu del giorno era l’apoteosi delle tapas. Un assaggino dietro l’altro mentre segnavano con il gesso sul bancone le nostre ordinazioni, abbiamo fatto cena con tutto quanto era possibile prendere: bocadillo con serrano, merluzzo fritto, polpi, croquetas ecc. Siamo tornati sul luogo del delitto poi per altre due volte e lo abbiamo eletto il locale cult del nostro viaggio. Assolutamente da non perdere.

Come vita notturna siamo stati abbastanza sonnecchianti, nonostante ci concedessimo la siesta pomeridiana in albergo arrivavamo a sera comunque stanchi e poco propensi ad allungare la serata fino alla mezzanotte orario in cui prevalentemente i locali si animano di gente e le occasioni non mancano per divertirsi.
Puente de Isabel II visto da Triana

La primavera è sicuramente il periodo ottimale per recarsi in questa questa città e tre, quattro giorni sono sufficienti per girarla in lungo e in largo. Meritano sicuramente una visita, oltre ai luoghi citati, il palazzo reale dell’Alcazar e l’Hospital del Los Venerables, dove nonostante insegne e indicazioni stavamo per perderci Santa Rufina, unica opera di Velazquez presente a Siviglia e riacquistata dalla città in tempi recenti.

Per tutte le info: mappa e foto

3 pensieri su “Siviglia: birra, sole e tapas

  1. andalù

    Che meraviglia Siviglia!!!
    Passa il caldo e ci faccio un salto, così perfeziono un po’ lo spagnolo… a suon di canitas y tapas!!!
    come mi manca😦

    Rispondi

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