treperuno

…giusto per non lasciare senza commento le visioni al cinema di febbraio un giudizio condensato di tre film…poi mi dicono che scrivo poco…pigramente vostro…

Sogni e delitti è forse il film piu’ newyorchese del ciclo londinese di Woody Allen, è forse questa è la delusione piu’ cocente di chi si aspettava una trama alla Match Point. Invece è un film dai pochi colpi di scena, molto parlato, dove entrambi i bravi protagonisti, assorbono totalmente l’impronta “alleniana” nella loro recitazione. Si sa che il castigo è in agguato ma si preferirebbe un finale migliore. Invece Allen disegna una nemesi forse scontata anche se il risultato è comunque piacevole senza infamia e senza lodo.

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Caos Calmo è la rinascita del cinema italiano? Ero andato a vederlo speranzoso che nonostante le grandi polemiche sulla scena di sesso, Moretti non potesse recitare in un brutto film. Che nonostante il battage pubblicitario puntasse sul torbido, tutto ciò fosse il prezzo da pagare per far digerire ad un pubblico piu’ ampio la presenza di Moretti sullo schermo per il 90% del film. Un Moretti piu’ pop che accantonata la politica si dedica ad un soggetto interessante come la difficoltà dell’elaborazione di un lutto, ma con una recitazione e un cast da fiction televisiva. Le immagini sono piatte cosi come la fotografia. non decolla mai veramente. Tornando a casa dopo la visione del film che mi ha lasciato con un “tutto qui?”, compresa la famosa scena di sesso che di erotico a mio parere aveva ben poco e non aggiunge niente al film, sono andato a ravanare tra i siti di cinema che consulto abitualmente, gli spietati e la cinebloggers connection, per avere conforto di non essere l’unico cui non fosse piaciuto. E invece i giudizi sono piu’ o meno positivi. Sicuramente vincerà dei premi perchè in un un panorama cosi asfittico come quello dei film italiani eccelle sicuramente. Ma solo io l’ho trovato semplicemente poco interessante?

Lo Scafandro e la farfalla è invece un film dai toni forti ma con una vena ironica non indifferente riesce a raccontare il dramma vissuto di un giornalista francese, costretto dopo un ictus che lo paralizza interamente, a comunicare con il mondo esterno tramite il movimento di un occhio. Per i primi venti minuti il regista costringe il pubblico a immedesimarsi nel risveglio dal coma del protagonista. Il suo occhio è il nostro occhio, le sue sensazioni sono le nostre sensazioni ed è questo il punto di vista nuovo e originale che non incline a facili pietismi riesce a regalarci un’ora e mezza di vere emozioni. In particolare la scena sulla spiaggia per il primo incontro con i figli. E’ un film positivo con una carica vitale che mai viene smorzata.

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