Nuovomondo

Non sapevo nulla di questo film tranne che era stato molto apprezzato a Venezia al punto da meritarsi un premio speciale e che era una storia di emigranti. Fate come me. Andate al cinema e godetevi la sorpresa di questo piacevole film inaspettato. Il regista da colore e vita a quelle foto ingiallite del primo novecento che raffigurano i nostri emigranti in partenza verso l’America costruendoci sopra una storia sviluppata su tre ambienti diversi (terra, mare e nuovomondo) e inframezzata da momenti onirici di rara poesia. E’ un film di di primi piani (tutti gli attori hanno un’espressività nel loro viso straordinaria a mio parere), di corpi…uomini e donne alla ricerca di una nuova speranza di vita. Questo film da voce a quegli emigranti di allora e quelli che frequentemente al giorno d’oggi attraversano i nostri mari su barche improvvisate sperando di approdare a lidi dove le carote sono giganti e dagli alberi piovono monete. Di questi disperati che naufragano al largo delle nostre coste (le coste della Sicilia dalla quale partono i protagonisti del nostro film), che stazionano nei nostri campi profughi non sappiamo nulla, quegli uomini non hanno voce, nè volti nè storie. Eppure oggi come allora ci sono madri, padri, figli, amori che poichè non fanno piu’ notizia rimangono silenziosi e non esistono.

Nuovomondo di E. Crialese arrow1_se.gif La recensione di UdP tv.gif Gallery

Trailer

3 pensieri su “Nuovomondo

  1. Luca

    Ottimo consiglio per andare al cinema…il film è stato proposto dall’Italia per un eventuale candidatura all’oscar ma innanzitutto mi fido della tua recensione.Il tema è inesauribile e dai mille risvolti e la cosa assurda è che proprio noi,italiani, ci siamo dimenticati del nostro passato recente che ci ha visti protagonisti e vittime del fenomeno migratorio.Ultimamente mi sono divertito a recuperare alcune canzoni popolari della prima metà del novecento tra cui “la porti un bacione a Firenze” anziche “ma se ghe penso”(cantata da un insuperabile Mina) e pur nella facilità dei testi o della musica si leggono inconfodibili le lacerazioni che il tema portava nella coscienza collettiva di un paese povero e desideroso di riscatto e benessere. Protagonisti che dopo aver raggiunto il loro scopo primario ripensavano alla propria terra lontana come ad una ferita mai rimarginata del proprio essere, la nostalgia della propria città come metafora di una cultura millenaria mortificata sull’altare dell’integrazione razziale. Adesso a ruoli invertiti non abbiamo più il coraggio del ricordo o più semplicemente di ripensare ai nostri nonni o bisnonni che questa strada di dolore hanno conosciuto e frequentato. Tempi duri per il buonsenso. Divago ulteriromente approfittando dello spazio offerto da un carissimo amico Ormaiquarentenne. Ripropongo una frase letta da qualche parte che più o meno recitava così”Avremo intimamente imparato a rispettare ed accettare gli immigrati quando ci rivolgeremo a loro dandogli del “LEI” come a qualsiasi altra persona che non conosciamo”.Ciao a presto

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  2. garagolo Autore articolo

    @UnoDiPassaggio
    che gaffe…il link è stato ripristinato
    @Luca
    Spazio qui per i cari amici ce n’è sempre. Grazie per il prezioso contributo…ma non è che vuoi un blog anche tu? c’è posto anche per te….pensaci

    Rispondi

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