C.R.A.Z.Y.

Inizia la mia stagione cinematografica con questo buon film canadese dapprima da me snobbato avendo letto qualche critica contrastante. Infanzia, adolescenza e giovinezza del quartogenito di cinque figli maschi, alle prese con l’accettazione del sé come individuo e della sua diversità in una famiglia in cui quasi tutti gli elementi sono abbastanza caratterizzati. Un padre autoritario ma debole, emulo di Aznavour ogni cena di Natale, la cui arroganza assume toni macchiettistici a volte, una madre comprensiva, che scalda i toast con il ferro da stiro, ma forse troppo silenziosa con il figlio e il primogenito che fin da piccolo prende di mira il protagonista. Gli altri fratelli sono appena tratteggiati.

Il racconto fatto in prima persona è più avvincente quando il protagonista, bambino, percepisce il momento in cui inizia la sua “guerra” con il padre. Belle anche alcune rappresentazioni oniriche (tra tutte quelle all’interno della chiesa con il paradossale sottofondo di “Simpathy for the devil” degli Stones). Nel secondo tempo qualche sforbiciata nel montaggio sarebbe stata opportuna perché ho trovato che il regista ha voluto esasperare con toni drammatici certe situazioni, che pur essendolo drammatiche, avrei preferito fossero raccontate in modo diverso.
I simboli religiosi sono spesso presenti in tutto il film a monito per la colpa di un’omosessualità che non può e non deve essere accettata.
Le vicende sono raccontate a cavallo tra anni ’60 e ’80, al ritmo della musica di quell’epoca che efficacemente si accompagna alle immagini ma forse poco originale nelle scelte (fatta eccezione per le canzoni di Aznavour e Patsy Cline da cui trae spunto il titolo del film, ma il cui vero significato verrà svelato alla fine del film).
Ultime considerazioni personale. Il protagonista, se fosse reale, sarebbe un ormaiquarantenne, quindi mio coetaneo, ma non sono cresciuto come lui, mio padre non è quel padre né mia madre come quella madre, ma conosco alcune persone che si sono riconosciute nelle vicende del protagonista. E sebbene si possa in un certo periodo dell’infanzia dichiarare guerra ai propri genitori per una miriade di validi motivi, una volta cresciuti occorre farsi coraggio e proclamare una tregua e riconciliare quel bambino che è in noi che ha sofferto e soffre ad ogni battaglia.
Peccato che sia uscito un po’ in sordina in un inizio settembre ancora molto caldo. Chi è genitore farebbe bene a vederlo.

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