Paura, inerzia e azione

Ieri è successo un piccolo evento. Dopo anni di inerzia totale, mi sono deciso a rispondere ad un annuncio di lavoro. Era qualcosa che non succedeva da undici anni, da quando cioè iniziai a lavorare nell’azienda di cui tutt’ora sono dipendente e nella quale sono cresciuto, ho acquisito esperienza, ho avanzato la mia posizione e ho cambiato mansioni, uffici, colleghi e superiori. Aggiornare il proprio curriculum e fare ogni tanto qualche colloquio anche solo per vedere quali esigenze possano avere altre aziende andrebbe fatto. Io invece pur passando in questi anni alcuni momenti di crisi e insofferenza me la “facevo sotto” all’idea di cambiare e iniziare la trafila dei curriculum e dei colloqui. Ma visto che in questo periodo le motivazioni sul lavoro sono al minimo, prospettive di carriera non sono all’orizzonte, ruoli dirigenziali non ne ho (e forse non li ho perseguiti come obiettivi per solita paura di non esserne all’altezza piu’ che per mie reali incapacità) ho vinto anche questa resistenza. E per questo motivo che l’aver imbucato la lettera nella quale mi proponevo come candidato ha una valenza simbolica datp che probabimente potrei non corrispondere appieno come target di età e di stipendio. Ma ora il ghiaccio è rotto e si tratta di proseguire nell’azione per non diventare un triste impiegato cariatide alla Fantozzi, coltivando il sottile piacere da consumarsi a freddo del momento della consegna della lettera di dimissioni.

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