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Quattro ragazze contro il Diavolo

09/06/2008

Le quattro ragazze di Sex and the city tornano sul grande schermo dopo quattro anni di assenza. Da una parte per ribadire che chi fa fashion a New York e nel mondo continuano ad essere loro e per questo si assiste a un turbinio di citazione di firme e di abiti griffati da far impallidire il Diavolo che vestiva Prada, dall’altra per riprendere le fila del discorso dal punto esatto in cui si era conclusa la serie: non più single e ormai quarantenni dopo aver raggiunto l’obiettivo per il quale erano arrivate a New York e cioè di innamorarsi.

Due ore e mezza di film potrebbero sembrare eccessive se rapportati ai venticinque minuti di ogni episodio in tivù alcuni dei quali veramente scoppiettanti di battute e situazioni esilaranti. In effetti si nota da subito che il clima è cambiato e per la prima ora mi chiedevo se effettivamente fosse necessario questo sequel, dove il cinismo e la spensieratezza che caratterizzavano la serie, lasciano il posto ad una più spiazzante, per i fan più accaniti, ricerca del lieto fine dopo i quaranta.

Ma nel prosieguo del film la storia non delude mantenendo costante l’elemento più caratterizzante della serie e cioè rendere comunque le vicende delle quattro donne seppure così favolosamente distanti dalla nostra vita di tutti i giorni, cosi straordinariamente vicine da potersi immedesimare nei loro umori, reazioni e emozioni. Il personaggio di Samantha è quello dal quale ci si aspetterebbe più spregiudicatezza mentre forse è il personaggio più appannato anche perché è ormai sulla soglia dei cinquanta e sembrerebbe aver rinnegato il passato di mangiatrice di uomini.

Non si ride ma si sorride e l’unica costante è la freschezza dell’amicizia di queste quattro ragazze che comunque rimane tra segreti non rivelati, paure malcelate del matrimonio, tradimenti compiuti o desiderati, e perdoni difficili da concedere e continua a divertire.

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gomorra e l’italia

19/05/2008

non ho letto il libro…non sono di napoli

parlo del film appena visto, considerazioni a pelle: cinque storie che si intrecciano, le cui dinamiche e logiche si fanno fatica a seguire, ma ciò ha poca importanza.

una visione fredda e implacabile di un quartiere di Napoli, città proposta in tivù come posto al sole, ma nella quale il sole non appare mai, il cielo non è mai azzurro, ma bianco tendente al grigio. I colori sono forti nelle scene iniziali del solarium poi sempre via via attenuati.

E’ la cronaca di una guerra senza scampo, in cui si fanno punti con i morti. Una piscina gonfiabile sul tetto, un padrepio che viene calato dai terrazzi in un quartiere condominio sempre in movimento dove tutti sono complici, carnefici e vittime di questo gioco al massacro compresi donne e ragazzi costretti a vivere in un ambiente abbandonato già dall’architettura al momento della costruzione. Scissionisti e non è un film di sfide dove il piccolo sente l’adrenalina di poter competere con il grosso, perchè è sufficiente avere soldi e un arma in mano, per avere un valore riconosciuti da tutti. Ad intervallare le scene, le dolci canzoni di neomelodici inserite con il preciso di intento di voler contrastare contrastare l’efferatezza e la crudeltà delle situazioni.

Ed è questo punto che sorge l’interrogativo di dove sia l’Italia in questo film, quali e quanti sono gli italiani. Mi viene in mente di come un abitante di Treviso, città che ho visitato, possa sentirsi estraneo a questo contesto. Eppure è lo stesso paese, con lo stesso governo, che ancora non è riuscito a fare gli italiani, che convivono come se ci fossero dei confini invisibili ma netti e invalicabili. Un film senza speranza che stranamente nessun politico osa mettere in discussione come immagine distorta di quella città.

Nel cinema un posto piu’ in là da me vi è una decina di ragazzi e ragazze napoletane che rumorosamente assistono al film con i loro commenti, che piu’ di indignazione sembrerebbero di orgoglio compiaciuto o rassegnato, per poi rasserenarsi quando insieme cantano le canzoni del film: le conoscono tutte a memoria.

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altri fratelli… altri delitti

23/03/2008

Il primo pensiero nel vedere il film di Sydney Lumet, “Onora il padre e la madre“, caduta negli inferi di una famiglia ad opera di due fratelli intrisi di avidità criminosa, viene da pensare agli altri due fratelli di “Sogni e delitti” anch’essi disastrati finanziariamente che sperano di risolvere i loro guai con un delitto.

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Ma mentre McGregor e Farrell erano due facce della stessa medaglia, alter ego di un Woody Allen in trasferta inglese, qui l’imbolsito Philip Seymour Hoffmann e l’arruffato Ethan Hawke, peraltro entrambi bravissimi, disegnano un quadro familiare che immagine dopo immagine si disgrega in un epilogo disarmante. Il delitto diventa un prestesto per esplorare lividi rancori covati nell’ambito familiare che aldilà degli eventi invocano rivendicazioni inascoltate. Gli altri attori del cast sono all’altezza e  disegnano un padre annientato dal dolore di una famiglia distrutta (Albert Finney) e una moglie amante fragile, testimone inerme del delitto e castigo che si compie (Marisa Tomei). Non sembra neanche di trovarsi a New York per come scialbe e disadorne sono le ambientazioni volute da un regista, che pur ottuagenario è riuscito a filmare con una modernità sorprendente e con un lucido distacco nei confronti dei suoi personaggi. E’ il film migliore della stagione. Da vedere “prima che il diavolo sappia che siete morti“.

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Antichi talenti

13/01/2008

In IRINA PALM si parla di una signora di mezz’età che in necessità di denaro è costretta ad abbandonare i pomeriggi del te con le amiche e intraprendere una carriera che la porta a scoprire un raro talento e ad essere contesa come da piu’ parti. La partecipazione al festival di Berlino e l’interpretazione della protagonista di Marianne Faithfull, icona rock del passato ma ormai appesantita signora sui 60, è servita come lancio pubblicitario del film nel circuito del cinema colto anche se forse è la curiosità di come questa signora esercitasse il suo talento ad attirare il pubblico: il talento consiste in una sapiente e rara bravura nell’eseguire la masturbazione ai frequentatori di un night di Soho a Londra. La storia di per sè è semplice e realizzata altrettanto semplicemente senza sbavature, ma con poco coraggio a mio avviso. Forse per bilanciare la scabrosità dell’argomento il regista accentua i toni da commedia rosa e strappalacrime rendendo le vicende della storia scontate e prevedibili al punto tale che se il talento della signora fosse stato nel pulire le scale di un condominio o nel fare da badante a un anziano, la sceneggiatura sarebbe stata ottima per un film scartato dalla Disney.

Buoni sentimenti, comprimari macchiette, una love story con il magnaccia del locale, interpretato dallo stesso attore che fu macellaio con la Parietti, e l’inevitabile happy end. E anche l’interpretazione della protagonista è abbastanza monocorde. Sicuramente sopravvalutato.

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