Le quattro ragazze di Sex and the city tornano sul grande schermo dopo quattro anni di assenza. Da una parte per ribadire che chi fa fashion a New York e nel mondo continuano ad essere loro e per questo si assiste a un turbinio di citazione di firme e di abiti griffati da far impallidire il Diavolo che vestiva Prada, dall’altra per riprendere le fila del discorso dal punto esatto in cui si era conclusa la serie: non più single e ormai quarantenni dopo aver raggiunto l’obiettivo per il quale erano arrivate a New York e cioè di innamorarsi.
Due ore e mezza di film potrebbero sembrare eccessive se rapportati ai venticinque minuti di ogni episodio in tivù alcuni dei quali veramente scoppiettanti di battute e situazioni esilaranti. In effetti si nota da subito che il clima è cambiato e per la prima ora mi chiedevo se effettivamente fosse necessario questo sequel, dove il cinismo e la spensieratezza che caratterizzavano la serie, lasciano il posto ad una più spiazzante, per i fan più accaniti, ricerca del lieto fine dopo i quaranta.
Ma nel prosieguo del film la storia non delude mantenendo costante l’elemento più caratterizzante della serie e cioè rendere comunque le vicende delle quattro donne seppure così favolosamente distanti dalla nostra vita di tutti i giorni, cosi straordinariamente vicine da potersi immedesimare nei loro umori, reazioni e emozioni. Il personaggio di Samantha è quello dal quale ci si aspetterebbe più spregiudicatezza mentre forse è il personaggio più appannato anche perché è ormai sulla soglia dei cinquanta e sembrerebbe aver rinnegato il passato di mangiatrice di uomini.

Non si ride ma si sorride e l’unica costante è la freschezza dell’amicizia di queste quattro ragazze che comunque rimane tra segreti non rivelati, paure malcelate del matrimonio, tradimenti compiuti o desiderati, e perdoni difficili da concedere e continua a divertire.







Buoni sentimenti, comprimari macchiette, una love story con il magnaccia del locale, interpretato dallo stesso attore che fu macellaio con la Parietti, e l’inevitabile happy end. E anche l’interpretazione della protagonista è abbastanza monocorde. Sicuramente sopravvalutato.
Trailer 









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