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Piacere e dolore – La mostra

20/01/2009

Ed arriva anche il momento in cui la foto si fa materia.
Il momento in cui un’idea, un’emozione, un’espressione di sè viene mostrata non piu’ ad un pubblico virtuale di una bacheca internettiana di contatti acquisiti e trasportati da un social network all’altro, nè agli amici al termine di una cena ma in un contesto in cui i commenti si percepiscono subito, e non il giorno dopo interrogando il numero di visualizzazioni. Piccoli fotografi crescono? forse… una mostra non si nega a nessuno alla fine.Tutto inizia per gioco. Un gruppo di contatti virtuali della stessa città si vede per fare delle foto insieme, di lì una cena e balena la voglia di fare qualcosa di piu’. Una rosa di temi possibili sul tavolo per una mostra che viene votata e dalla quale scaturisce “PIACERE e DOLORE”. Li per lì un bel tema, una bella sfida. Ma poi al momento di passare alla realizzazione non ci sono idee. Ti rendi conto che tutti le immagini prodotte piu’ che passare attraverso una reale intenzione, una progettazione studiata nei particolari, spesso sono frutto di intuizione e di istintività. Ed il tema diventa un vincolo struggente e frustrante che non trova sbocco nelle giornate passate a scattare. Eppure la voglia di uscire è improrogabile. Arrivi quindi a dei compromessi che il tuo spirito critico riesce a tollerare, pur di raggiungere l’obiettivo. Il passaggio è troppo importante la foto si fa materia e apprezzi il gusto di rimetterti in gioco.

Da Giovedi 22 gennaio Mostra Fotografica del Gruppo “FANOINFOTO ” dal titolo “PIACERE e DOLORE”.

Inaugurazione mostra, giovedi 22 gennaio ore 19 a Fano, al Caffè del Pasticciere

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L’ingegnerino dalla piuma rossa

09/02/2008

Non mi ero mai posto di cosa volesse dire stare dietro le quinte in un teatro. Quando da spettatore vedevo una rappresentazione mi ponevo di fronte solo a quello che vedevo, lasciandomi emozionare da chi o che cosa fosse in scena. Sopra un palcoscenico teatrale c’ero già stato durante qualche memorabile ma raro concerto. Immobile con una partitura tra le mani, seguendo i cenni del direttore e modulando la mia voce a tempo di musica. Ricordo: il buio in sala, il silenzio, il pubblico indistinto che respirava come se fosse una sola anima, l’adrenalina che fa tremare il palato e che mi confermava che c’era emozione, l’applauso liberatorio. Ma farne parte, entrare nella scena, partecipare anche con la mia faccia e con il mio corpo non mi era mai capitato finchè non ho incontrato Donizetti sulla mia strada.

No, non sono rimasto folgorato dalla musica del compositore bergamasco, non in senso letterario, ma mi sono trovato nel giro di un anno a dover accompagnare come corista alcune sue opere, l’ultima delle quali Don Gregorio, rifacimento dello stesso autore, per il teatro San Carlo di Napoli, della piu’ nota “L’ajo nell’imbarazzo“. Il protagonista è il precettore dei figli di un marchese integerrimo e misogino ed ha il compito di educare i due giovani e di tenerli alla larga dalle donne viste come simbolo della perdizione. In realtà i due si danno da fare alle spalle del padre con le sole due presenze femminili in scena: una vecchia cameriera e una vicina di casa con tanto di figlio appresso. Da qui si dipana una vicenda di equivoci e sotterfugi con il sospirato lieto fine. Testimoni severi, ma fino a un certo punto, di tutte le vicende la schiera dei camerieri che è interpretata dal coro.

Ah, terremoti! Ah, miseri: e come si farà?

L’edizione moderna che come quella originale vede sostituite le parti dei recitativi con dialoghi, disegna la figura del protagonista attingendo a piene mani dal reportorio classico del teatro napoletano. Don Gregorio a volte è De Filippo, a volte Totò, a volte Nino Taranto grazie ad una magistrale interpretazione a tutto tondo di Paolo Bordogna, che ha contribuito alla riscrittura di alcune parti. La scelta registica poi di rappresentare il tutto come una tragicommedia dei segreti, ciascuno dei personaggi ha un segreto da nascondere, primo fra tutti Don Gregorio che ama travestirsi nel privato, ha il pregio di rivitalizzare l’opera con freschezza e vivacità che diverte gli spettatori e magari fa storcere il naso ai melomani di tradizione.

Pur avendo pochi interventi in scena è stato comunque divertente e appassionante partecipare a questo allestimento condividere le giornate di prova e le rappresentazioni con un cast artistico di tale levatura, considerando poi che nella stessa giornata dovevo dividermi tra le scrivanie dell’ufficio e le assi del palcoscenico. Non essendo un grande appassionato di lirica mi approccio all’opera senza conoscere nulla né della storia né dell’impianto musicale e questo contribuisce ad accrescere in me la curiosità e l’entusiasmo nella costruzione dell’evento durante le prove.

Lo sguardo da dietro le quinte

E cosi da dietro una quinta, nei momenti di pausa in cui non ero in scena, con l’immancabile fotocamera tra le mani, mi sono goduto lo spettacolo da vicino e mai come stavolta è stato piacevole esserci.

Il secondo atto è poi un susseguirsi di travestimenti da parte di tutti i personaggi per accogliere finalmente una donna in casa che rimane l’unica vestita in abiti maschili, mentre pure il coro abbandona l’austerità del gilet e della parananza da cameriere, per indossare vestaglie di chiffon e bolerini con boa di piume per prodursi in un finale colorato e glamour alla “cage aux folles”.

Pubblico entusiasta nelle due serate messe in scena al teatro della fortuna di Fano a chiusura del Carnevale e non poteva essere altrimenti.

Per rendere l’idea un estratto video da un precedente allestimento al Wexford Festival Opera 2006 ma che annovera lo stesso cast di Fano.

 

Per chi è interessato prossimamente qui …. ma senza il sottoscritto ovviamente… :)

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Ritorno al Carnevale

20/01/2008

Si sono appena spente le luci di Natale sui balconi, che è già Carnevale. Ritorno a vedere la sfilata dei carri di Fano. dopo diversi anni, con il pretesto di fare qualche scatto. I carri scorrono inesorabili con i loro colori esplosivi, nel grigiore della nebbia, perpetuando il rito profano del Carnevale e offrono poco di nuovo ai miei occhi rispetto a quando ero piccolo che mi sembravano giganteschi e affascinanti.

Mancano appunto le sensazioni che agli occhi di me bambino rendeva no quella festa molto affascinante: l’attesa della festa, la curiosità dei carri, i coriandoli, i bambini in costume, il getto di dolciumi dai palchi e dai carri. Tuttavia non sono mai stato coinvolto fino in fondo: non ero mai fiero del mio costume quelle poche volte che l’avevo, e tornavo spesso deluso del modesto bottino che riuscivo a racimolare di caramelle che non mi piacevano e cioccolate già pestate da altri. Non mi gettavo nella mischia, ne ero attratto eppure rifuggivo quei gruppi di ragazzi che giravano con i manganelli di plastica. Segno dei tempi oggi la sfida è a spruzzi di bombolette di schiuma e stelle filanti in formato spray. Ormai ventenne ho avuto soddisfatto il mio desiderio di salire su un carro, e di essere io quello che poteva distribuire un po’ di felicità nei bambini, che si assiepavano sotto per fare incetta di dolci. Poi dopo qualche anno sui palchi ho evitato di partecipare. Tutto sembra come allora, ma difficile rubare qualche scatto che mi soddisfi.