Posts contrassegnato dai tag ‘cinema’

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io sono amico di persepolis

05/03/2008

Persepolis è un piccolo gioiello di animazione, che nel suo minimalismo essenziale, narra infanzia e giovinezza di una ragazza iraniana, alter-ego della disegnatrice e regista del film. E’ anche il pretesto per raccontare un pezzo di storia del suo paese, che sommariamente conosciamo attraverso le cronache di guerra e di integralismi dei telegiornali degli ultimi trent’anni, dalla caduta dello scià di Persia, alla guerra con l’Iraq fino alla repubblica teocratica dei giorni nostri. Una film autobiografico che per il suo realismo e attinenza alla storia recente sembrerebbe piu’ diretta a un solo pubblico adulto, ma che a mio avviso potrebbe interessare e divertire anche un pubblico piu’ giovane. Il personaggio Marjane, riesce ad appassionare lo spettatore al punto tale che ci si dimentica trattasi solo di un disegno animato in bianco e nero, pur essendo ben lontano dalle realizzazioni di computer grafica a tre dimensione dei film di animazione di oggi. E’ anche un film di valori, coerenza, integrità personale, e mette in evidenza come alcuni di questi siano percepiti diversamente tra Oriente e Occidente. Eccellente l’immaginario scelto per visualizzare fasi come l’innamoramento, la guerra o la depressione.

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treperuno

02/03/2008

…giusto per non lasciare senza commento le visioni al cinema di febbraio un giudizio condensato di tre film…poi mi dicono che scrivo poco…pigramente vostro…

Sogni e delitti è forse il film piu’ newyorchese del ciclo londinese di Woody Allen, è forse questa è la delusione piu’ cocente di chi si aspettava una trama alla Match Point. Invece è un film dai pochi colpi di scena, molto parlato, dove entrambi i bravi protagonisti, assorbono totalmente l’impronta “alleniana” nella loro recitazione. Si sa che il castigo è in agguato ma si preferirebbe un finale migliore. Invece Allen disegna una nemesi forse scontata anche se il risultato è comunque piacevole senza infamia e senza lodo.

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Caos Calmo è la rinascita del cinema italiano? Ero andato a vederlo speranzoso che nonostante le grandi polemiche sulla scena di sesso, Moretti non potesse recitare in un brutto film. Che nonostante il battage pubblicitario puntasse sul torbido, tutto ciò fosse il prezzo da pagare per far digerire ad un pubblico piu’ ampio la presenza di Moretti sullo schermo per il 90% del film. Un Moretti piu’ pop che accantonata la politica si dedica ad un soggetto interessante come la difficoltà dell’elaborazione di un lutto, ma con una recitazione e un cast da fiction televisiva. Le immagini sono piatte cosi come la fotografia. non decolla mai veramente. Tornando a casa dopo la visione del film che mi ha lasciato con un “tutto qui?”, compresa la famosa scena di sesso che di erotico a mio parere aveva ben poco e non aggiunge niente al film, sono andato a ravanare tra i siti di cinema che consulto abitualmente, gli spietati e la cinebloggers connection, per avere conforto di non essere l’unico cui non fosse piaciuto. E invece i giudizi sono piu’ o meno positivi. Sicuramente vincerà dei premi perchè in un un panorama cosi asfittico come quello dei film italiani eccelle sicuramente. Ma solo io l’ho trovato semplicemente poco interessante?

Lo Scafandro e la farfalla è invece un film dai toni forti ma con una vena ironica non indifferente riesce a raccontare il dramma vissuto di un giornalista francese, costretto dopo un ictus che lo paralizza interamente, a comunicare con il mondo esterno tramite il movimento di un occhio. Per i primi venti minuti il regista costringe il pubblico a immedesimarsi nel risveglio dal coma del protagonista. Il suo occhio è il nostro occhio, le sue sensazioni sono le nostre sensazioni ed è questo il punto di vista nuovo e originale che non incline a facili pietismi riesce a regalarci un’ora e mezza di vere emozioni. In particolare la scena sulla spiaggia per il primo incontro con i figli. E’ un film positivo con una carica vitale che mai viene smorzata.

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Noi che non siamo altro che chiappe rammollite

13/02/2008

INTO THE WILD di Sean Penn è un film molto bello e imperfetto, perchè narra con rispetto e delicatezza, ma senza facili esaltazioni, l’insano ideale di relazione con il mondo inseguito con ossessione dal protagonista. A volte il regista indugiandoInto the wild forse un po’ troppo in immagini da cartolina di alcuni paesaggi selvaggi incontrati nel percorso ma non si può dargli torto che avendo come sfondo alcuni dei territori più belli degli Stati Uniti, non si poteva fare altrimenti. Difficilmente nella vecchia Europa un ragazzo europeo avrebbe potuto trovare un luogo in cui effettivamente vivere nella solitudine più totale. Nel film, tratto da una storia vera e documentata con un diario, il protagonista decide di diventare Alexander Supertramp di far perdere le sue tracce per lasciare una vita apparentemente tranquilla e raggiungere l’Alaska. L’Alaska in realtà non è altro che un alibi per provare a se stesso che la solitudine può essere una dimensione di vita che non ti fa mancare nulla ma è anche lo strumento piu’ torturante per infliggere una punizione sia ai propri genitori rei di non avergli insegnarto un modo per relazionarsi con l’altro sia a se stesso mentre immola la sua giovane età in un desiderio di fuga che si sviluppa via via delirante. Niente possono fare per distoglierlo le persone incontrate durante il suo cammino. Unico rifugio di conforto la lettura e la scrittura. Noi chiappe rammollite sulle poltrone, che a volte pensiamo di trovarci in terre selvagge e desolate nel nostro cammino interiore,  assistiamo impotenti ma con una stizza di reazione alla fine annunciata e disperante, perchè forse in quel cammino siamo già consapevoli che la condivisione rende reale la felicità.

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Antichi talenti

13/01/2008

In IRINA PALM si parla di una signora di mezz’età che in necessità di denaro è costretta ad abbandonare i pomeriggi del te con le amiche e intraprendere una carriera che la porta a scoprire un raro talento e ad essere contesa come da piu’ parti. La partecipazione al festival di Berlino e l’interpretazione della protagonista di Marianne Faithfull, icona rock del passato ma ormai appesantita signora sui 60, è servita come lancio pubblicitario del film nel circuito del cinema colto anche se forse è la curiosità di come questa signora esercitasse il suo talento ad attirare il pubblico: il talento consiste in una sapiente e rara bravura nell’eseguire la masturbazione ai frequentatori di un night di Soho a Londra. La storia di per sè è semplice e realizzata altrettanto semplicemente senza sbavature, ma con poco coraggio a mio avviso. Forse per bilanciare la scabrosità dell’argomento il regista accentua i toni da commedia rosa e strappalacrime rendendo le vicende della storia scontate e prevedibili al punto tale che se il talento della signora fosse stato nel pulire le scale di un condominio o nel fare da badante a un anziano, la sceneggiatura sarebbe stata ottima per un film scartato dalla Disney.

Buoni sentimenti, comprimari macchiette, una love story con il magnaccia del locale, interpretato dallo stesso attore che fu macellaio con la Parietti, e l’inevitabile happy end. E anche l’interpretazione della protagonista è abbastanza monocorde. Sicuramente sopravvalutato.

tv.gif Trailer

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Paranoid christmas

28/12/2007

Sono andato a Paranoid Park la sera di Santo Stefano, come uno skater ho surfato su dune di cemento, sfidando la gravità.
Paranoid Park di Gus Van Sant è la stesura di una lettera. Appunti scritti tutti freneticamente per raccontare su fogli che sembrano non finire mai, un segreto da contenere e esternare allo stesso tempo per esorcizzare la sua assurdità.

Gli occhi dei ragazzi sono i protagonisti di questo film così come le immagini che tramite questi, gli stessi ragazzi percepiscono del mondo esterno. Un super8 senza camera fissa, sfocato, scorretto, in cui gli adulti sono spesso fuori quadro, e se vengono inquadrati hanno lo stesso sguardo smarrito dei figli. Nessun interesse per quel che accade: la pagina dello sport è preferibile alla cronaca della guerra in Iraq, sempre che vi sia ancora spazio sui giornali per questo argomento e la prima volta è un evento da raccontare alle amiche come una notizia dell’ultim’ora, poca importante è che abbia lasciato indifferenti entrambi.

Una storia con attori giovani, e non trentenni che si fingono tali come nelle nostrane pellicole piene di lucchetti, e con una colonna sonora che alterna l’hip hop a brani di Nino Rota di felliniana memoria.

p.s. Tornando dal cinema un ragazzo in bici contromano e senza fanali per poco non incontrava il cofano della mia macchina che notoriamente non sfreccia per le vie della città per mano del suo guidatore. Tornando a casa le luci di un viale mi hanno ispirato questa foto

Paranoid Christmas